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Quando vaccinare i piccioni: indicazioni e norme da seguire

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Esattamente come noi umani, anche i piccioni viaggiatori sono soggetti all’infezione da virus o batteri. Scarse condizioni igieniche o la promiscuità della colombaia possono aumentare il rischio di diffusione. Ecco quando e come vaccinare i piccioni

Specialmente dopo una gara molto lunga e stancante, i piccioni potrebbero contrarre virus o batteri. Ciò avviene per diverse ragioni tra cui: acqua contaminata, cibo non adeguato, presenza di insetti e parassiti o contatto con un altro animale. Per questa ragione è sempre consigliabile fare prevenzione per tutta la colombaia, anche sugli animali che sono effettivamente “in pensione” e che non volano più.

I periodi critici, secondo molti, sono alla fine della stagione sportiva, in quando il freddo e l’umidità potrebbero far abbassare le difese immunitarie dei colombi viaggiatori. Le vaccinazioni seguono ovviamente cicli annuali o semestrali che sono valutati da un veterinario competente.

Cosa fare prima di vaccinare i piccioni

Visto che il vaccino potrebbe temporaneamente indebolire i piccioni e, paradossalmente esporli ad altri patogeni, è importante prendere le dovute precauzioni. In primo luogo bisogna isolare i piccioni in degenza, in quanto potrebbero contagiare gli altri sani. Poi è importante operare una disinfezione completa della colombaia, in modo da garantire tutte le norme igieniche del caso. Bisogna poi accertarsi che gli esemplari non siano affetti da vermi e che la loro alimentazione sia ricca e completa al punto giusto.

Quando vaccinare i piccioni?

I piccioni dovrebbero essere vaccinati già in giovane età. I primi mesi di vita sono assolutamente critici e gli esemplari – in tale periodo – sono effettivamente più esposti al rischio di contrarre malattie infettive. I sintomi sono in genere molto chiari: il piccione mangia poco e mangia male, tende ad isolarsi dal gruppo, prediligendo posti bui della colombaia.

Una delle patologie da prevenire assolutamente è la Malattia di Newcastle, causata dal virus Paramyxoviridae. Nelle forme acute, infatti, la malattia ha una percentuale di mortalità che oscilla dall’80% al 100%: ecco perché è importante far visitare gli animali quando si manifestano i primi sintomi e ricorrere a cicli periodici di vaccinazione. La malattia di Newcastle è abbastanza rara negli umani e i pochi casi sono limitati a tecnici di laboratorio o allevatori.

Per seguire cicli regolari e per utilizzare prodotti autorizzati dalle competenti autorità di sorveglianza medica, è sempre importante servirsi della collaborazione di un veterinario qualificato, il quale potrà indicare all’allevatore le modalità ottimali di vaccinazione, prospettando vantaggi e rischi.

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Una personalità autentica e matura resta attaccata a sé stessa come
il piccione viaggiatore al suo colombaio.
Si può venderlo a quanti si vuole, esso farà sempre ritorno
Søren Kierkegaard.